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IL CANTO DEGLI ITALIANI - Recensione di Rita Lissandrini
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Foto IMM 2011 . IL CANTO DEGLI ITALIANI - Recensione di Rita Lissandrini
 

Una serata davvero speciale

Il Canto degli Italiani

 

 

 

 

 

 

Il 21 giugno 2011, a Padova, nella Sala dei Giganti del Liviano, alla presenza di un foltissimo pubblico, è stato possibile vivere, intensamente, un'esperienza unica: i 150 anni dell'Unità d' Italia non in una encomiastica celebrazione, non in una conferenza storica, non in un concerto, ma in un geniale "excursus" sul Risorgimento attraverso l'ascolto di Inni patriottici. Certamente in una società non alfabetizzata come quella dell'800 questi Canti non potevano non assumere la funzione di narratori di avvenimenti.

 

 

 

 

 

 

Il coro piemontese Michele Novaro, diretto dal M.° Maurizio Benedetti, accompagnato dalla pianista Ilaria Schettini, ha magistralmente interpretato i canti popolari, in un crescendo narrativo di tensioni, speranze, passioni, devozione fino a sconfinare in un panteistico senso religioso-patriottico.

 

 

 

 

 

 

Fondamentale è stata la conduzione e la narrazione di Michele D'Andrea, funzionario della Presidenza della Repubblica, che ha saputo intrattenere il pubblico, sempre più preso dalla magia espressiva della musica popolare del Risorgimento, talvolta in forma quasi dissacrante, sempre con un'ironia bonaria, che rendeva più comprensibili le grandi figure storiche, smitizzandole e donando loro un'imperfetta condivisibile umanità. Negli affreschi cinquecenteschi di scuola padovana delle pareti della grande sala uomini illustri dell'antichità ed imperatori non sembravano più "giganti", ma attoniti spettatori di uno straordinario scenario di vivissima umanità popolare.

 

 

Il susseguirsi di Inni nazionali, profondamente diversi uno dall'altro, ha fatto lentamente emergere il loro vero significato, la loro forza ed efficacia, non basate sulla bellezza formale, ma sulla immediata percezione collettiva di un elemento unificante, il senso dell'appartenenza.

 

 

Così si è passati da Cispadani ite festosi, la Marsigliese nella versione italiana, a La Coccarda, chiamata anche la "Marsigliese dei piemontesi", dedicata a Carlo Alberto, quasi un precanto degli italiani, ed all'Hymnu Sardu nationali, maestoso e di grande effetto e suggestione. Un cenno a parte merita l'Inno popolare a Pio IX del 1847, entusiasticamente cantato per le vie di Roma, a cui seguì ben presto la delusione dei patrioti. Addio, mia bella addio, con versi struggenti cantati su una antica nenia toscana, ci riporta ad una dimensione intimistica dell'amore e della morte, mentre Camicia rossa e Inno di Garibaldi sono un anelito alla libertà individuale e collettiva. Daghela avanti un passo presenta dei versi apparentemente neutri, che sono invece carichi di significati politici: la bella Gigogin, che "ven alla finestra, l'è tutta incipriada; la dis che l'è malada, per non mangiar polenta", è in realtà la Lombardia, che respinge i colori bianco e giallo degli Austriaci. Un inno militare è Suona la tromba (versi di Mameli, musica di Verdi) che fallì come inno nazionale. Lo diventò invece Il Canto degli Italiani, titolo originale, conosciuto anche come Inno di Mameli, mentre in realtà fu fondamentale l'apporto del musicista Michele Novaro. Nel canto si ritrovano il tema manzoniano della fratellanza ed echi mazziniani nel richiamo a Dio ed alla missione da Lui assegnata al popolo italiano. Di entrambi è l'accentuazione di due valori supremi, l'Unità come elemento che dà l'invincibilità e la Libertà.

 

 

Nella quarta strofa sono sinteticamente ricordati quattro episodi precursori della finale vittoria della nuova Italia-nazione: 1176 a Legnano i Comuni della Lega Lombarda sconfiggono Federico Barbarossa; 1530 Ferrucci combatte e muore a Gavinana contro Medici, Papato e Impero per difendere la Repubblica di Firenze; 1746 un ragazzino di Genova, soprannominato Balilla, tira un sasso contro dei soldati austriaci, aprendo la via ad una rivolta popolare; 1282 i Francesi di Carlo d'Angiò, aggrediti a Palermo dopo il rito dei Vespri, vengono poi cacciati da tutta l'isola.  

 

 

I versi del Canto furono scritti da Mameli nell'autunno del 1847 ed inizialmente cantati su una generica melodia popolare. Le prime esecuzioni pubbliche della versione di Novaro avvennero all'Accademia Filarmonica di Torino e fu un enorme successo. Nella trasposizione musicale del nostro inno la prima strofa viene ripetuta due volte, perché ad agire sono due voci, due protagonisti, in due momenti: la prima voce annuncia un destino e la musica è potente e solenne, la seconda risponde inizialmente con un pianissimo che esprime incredulità e paura, poi il canto si fa più incalzante fino a prorompere in un Sì che è un giuramento. Il Canto allora è un dialogo, pieno di tensione, di speranza e di fermento; c'è una massa calpestata, derisa, divisa che si sente finalmente popolo.  

 

 

L'attenta analisi dei versi di Mameli da parte del relatore Michele D'Andrea e l'ascolto della composizione musicale nella versione originale di Novaro come in quella attuale hanno portato il pubblico alla comprensione profonda del concetto di unità. Così quando i coristi si sono mischiati agli spettatori in piedi e insieme hanno cantato l'Inno Italiano, il più originale d'Europa, è stato come sentirsi veramente "Fratelli" e rivivere, nell'anima, la lunga ed appassionata ricerca di una identità nazionale.

 

 

A questa serata davvero speciale, ultimo appuntamento dell'International Music Meeting 2011 - XXI edizione, manifestazione musicale e culturale internazionale promossa ogni anno dall'Orchestra Giovanile del Veneto - OGV con la collaborazione dell'Accademia Internazionale della Cultura e delle Arti - AICA, hanno presenziato il Prefetto di Padova Dott. Ennio Mario Sodano, l'Assessore alla Cultura di Padova Andrea Colasio, il Prof. Giuliano Pisani e i Sindaci e gli Amministratori dei Comuni sede dei Concerti.

 

 

 

 

 

Il Meeting si è svolto con l'Adesione del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione del Veneto, della Provincia di Padova e di tutti i Comuni sede dei concerti: Padova, Arre Borgoricco, Bovolenta, Campodarsego, Selvazzano Dentro, Torreglia, Trebaseleghe e Valdobbiadene.

 

Rita Lissandrini

 

 

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